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Condividere per andare lontano: E-R Frame by Frame

Quando si è in buona compagnia si percorre molta strada, anche in salita, con più leggerezza. Saranno le chiacchiere e la condivisione, che fanno trascorrere il tempo più velocemente.

Ieri eravamo in buona compagnia: Michele Bernardi e Monica Manganelli, animatori e autori di film di animazione, Federico Riboldazzi e Raffaele Compagnoni di TIWI, eccellente studio di Reggio Emilia, Michele Fasano e Fabien Ribezzo, due produttori avventurieri, Luca Zecchi giovane animatore diplomato alla scuola Comics di Reggio Emilia e Roberto Paganelli, che per l’associazione Ottomani cura, assieme a Andrea Martignoni, la collana animazioni.

L’idea era di fare un pezzo di strada assieme e capire cosa funziona e cosa non funziona, oggi, in Regione nel campo dell’animazione. Michele Bernardi ha aperto e chiuso il discorso, giustamente, perché da quarant’anni ha intrapreso questa strada e ci lavora instancabilmente.
Cosa è cambiato da allora a oggi? “Niente” ha detto Michele, con irruente semplicità:

per fare animazione bisogna aver voglia di raccontare delle storie. Se no meglio non farla!

La tecnica è rimasta la stessa, e i mezzi non sono così importanti. Certo, ora l’informatica ha facilitato e quindi reso più economici i cicli produttivi, ma per un giovane che vuole intraprendere questa strada è fondamentale avere una bella storia da raccontare, e avere il tempo per svilupparla.

Il tempo è il pivot su cui gira la giostra dell’animazione: ci vuole tempo per scriverla, ci vuole tanto tempo per realizzarla anche con un’equipe ben strutturata, e per un produttore, come Michele o Fabien, ci vuole tempo per mettere insieme i materiali che servono per convincere le istituzioni che una storia valga la pena di essere raccontata: il soggetto, la sceneggiatura, la ricerca iconografica, lo sviluppo dei modelli, i test tecnici, lo storyboard, l’animatic. E poi bisogna aspettare che le istituzioni rispondano e, dopo che ti hanno risposto, che saldino il conto. “Ma non bisogna lamentarsi” dice Michele Fasano:

prima di tutto noi come produttori, come autori, senza usare il facile (troppo facile, oggi, in Italia) escamotage di indicare le istituzioni come il maggior responsabile. I produttori e gli autori devono fare ricerca e sviluppo, e le istituzioni devono premiare chi fa innovazione, chi, cioè, non ha già un pubblico, ma chi ne forma di nuovi.

La creazione di un pubblico e la sua educazione è un altro elemento centrale e imprescindibile, sia per gli autori che per i produttori, per rafforzare la cultura dell’animazione e la sua industria. Anche perché non bisogna dimenticare che è il pubblico il destinatario finale delle storie che si raccontano e bisogna avere il coraggio di proporre progetti nuovi, forti e innovativi, per rendere il pubblico sempre più maturo, curioso e coinvolto.

Il sistema è in lento miglioramento, in molte regioni è cominciato un dialogo sensato tra istituzioni e addetti ai lavori, con un atteggiamento di reciproco ascolto, ma c’è ancora bisogno di lavorare sul coordinamento delle tempistiche tra enti locali e statali, per rendere il sistema più efficiente e funzionale.

Oltre a questo, un altro punto di debolezza che emerge dalla discussione è la mancanza, in Italia, di una valida e specifica formazione per i produttori: c’è bisogno di produttori che conoscano il sistema, che sappiano dove reperire i fondi e come muoversi a livello sia nazionale che internazionale. Servono competenze, serve formazione, serve dedizione e tanta passione per l’animazione e riconoscerne le specificità è necessario per valorizzarla.

Ieri c’erano nel pubblico anche i rappresentanti dell’Emilia Romagna Film Commission. Erano là per ascoltare, e noi speriamo che anche a loro certe parole siano sembrate illuminanti.

Qui sotto c’è una grande tavolozza su cui Paolo Masiero di Housatonic, un collettivo di facilitatori grafici di Bologna, ha sintetizzato in un cloud il nostro discorso, con grande maestria.
Proviamo a stralciarne alcuni spunti:
1) Bisogna cercare le pepite d’oro! Abbiamo grandi risorse ma restano spesso isolate e ci vuole una certa sensibilità per scovare i talenti che servono per realizzare una buona storia
2) Bisogna fare divulgazione: raccontare l’animazione, spiegare i suoi meccanismi, consolidare la sua cultura.
3) Bisogna creare un ecosistema che integri le istituzioni, certo, ma anche il pubblico, perché le istituzioni lavorano non valorizzare se stesse, non per premiare gli autori, ma per rendere un servizio al pubblico, ovvero alla gente.


Noi nel nostro piccolo, con i nostri mezzi, è quello che abbiamo fatto fino a adesso, e che vorremmo continuare a fare.